Meraviglie assai
La vita normale non mi interessa. Sono alla ricerca del meraviglioso.
Dall’inizio di quest’anno, ho deciso di appuntare, in un quadernino dalla copertina decorata con filigrana dorata, la meraviglia.
Ogni giorno, o una volta a settimana poco importa, ma durante i dodici mesi appena trascorsi, c’è stato un momento in cui ho preso il mio scrigno cartaceo e ho scritto una frase, a volte semplice a volte con subordinate, a volte anche solo una parola che poi, a rileggerla, mi ricordasse la sensazione di meraviglia che l’aveva ispirata.
Ha funzionato, per almeno sei mesi.
Poi è venuta l’estate ed è come se non ci avessi più pensato, come se ad un tratto la meraviglia fosse diventata un sospiro o un battito di ciglia, sempre presente e sempre fuggevole, che passa talmente veloce da non avere il tempo di annotarla.
Me ne sono resa conto ora, mentre cercavo quel quadernino, chiedendomi perché avessi di colpo smesso di scriverci. Sono sicura di non aver perso l’occhio per la meraviglia, solo mi sono messa comoda e ho lasciato che la meraviglia rimanesse con me per una serie di istanti, piccoli forse, ma pieni di sensazioni: così, davanti a un tramonto suggestivo ho osservato le sfumature, la brezza che soffia sempre quando il sole cala e non ho scritto niente, come anche quando sono rimasta colpita da un’armonia cromatica particolarmente riuscita di uno scaffale al supermercato, non ho preso carta e penna e l’ho segnato.
Ho respirato la mia stessa meraviglia e tutto mi è sembrato al posto giusto nel momento giusto.
Tutto è meraviglia.
Quando arriva dicembre, in giro vedo liste di buoni propositi, bilanci, è il periodo che lo richiede, credo. Io mi sto ancora meravigliando che siano trascorsi dodici mesi, quasi 365 giorni, uno dopo l’altro, senza che niente distogliesse la vita dal fare il suo corso.
E voi, non ci vedete della meraviglia in questo?
La mia gratitudine, per quest’anno, va alla capacità - che sto allenando ancora tanto - di cogliere il prodigio della quotidianità. Non parlo di grandi imprese - l’epica la lascio a Omero -, ma del riuscire a riconoscere la serenità di una giornata di sole e goderne; mi riferisco alla tranquillità di passeggiare e sentirsi felici per i muscoli che fanno il loro dovere; parlo della gioia di perdersi tra le pagine di un libro e sentire in mezzo al petto un brivido per una storia bella.
La meraviglia è in ogni cosa, anche piccola, minuscola.
Libri per la notte di Natale.
Quando ho letto di quell’usanza islandese di regalarsi libri e trascorrere la notte della Vigilia di Natale a leggerli, ho sentito qualcosa risuonare dentro di me. Da anni, infatti, vuoi per il cenone pesante che fatico a digerire, vuoi perché amo leggere quando la casa è silenziosa e gli altri sono vicini eppure lontani nei loro sogni, passo buona parte della notte di Natale a leggere.
Senza conoscere la tradizione islandese, ho instaurato una mia personalissima abitudine e, a ripensarci, i libri letti durante quella notte sono sempre un po’ magici. Ovviamente la scelta del titolo per quell’occasione è frutto di attenta e minuziosa ricerca, poi di virate all’ultimo momento, di colpi di testa e, infine, di un sospiro perché tanto lo so di averlo saputo fin dal primo momento, quale titolo volevo leggere, inutile girarci attorno.
Ecco, allora, alcuni titoli che mi hanno regalato un po’ di magia:
Il miracolo di Natale può essere un sorriso, a volte una stretta di mano, altre volte ancora una speranza. “La felicità sulla porta di casa” di Jason F. Wright è un piccolo tesoro di speranza e bontà, capace di illuminare il buono che ancora può esistere.
Pieno di meraviglia, “Il tredicesimo dono” di Joanne Huist Smith richiama il canto natalizio“Twelve Days of Christmas” e infonde un sincero calore per il vero significato dei doni di Natale.
Se volete uscire dalla solita visione delle feste, leggete “Il pastore d’Islanda” di Gunnar Gunnarson, il vero canto di Natale degli islandesi, diventato un classico per il percorso di salvezza che dona speranza.
Se amate i racconti, allora “Natale a Thompson Hall” di Anthony Trollope è perfetto per voi: l’ironia inglese più pungente trova il suo più glorioso impiego in questi siparietti, con l’enorme pregio di sprizzare adorabile atmosfera natalizia da ogni frase.
Dagli Stati Uniti all’Islanda, passando per l’Inghilterra ottocentesca, per tornare finalmente in Italia con Enrica Tesio e il suo “I sorrisi non fanno rumore”, una favola moderna piena di magia per ricordare che il dono di credere nella meraviglia appartiene ai bambini ma anche agli adulti.
Cosa leggerò quest’anno?
Non lo so ancora, ho conservato alcuni titoli - tra cui “La porta delle stelle” di Ingvild Rishøi e “Natale a Kirkby Cottage” di Anthony Trollope - ma non ho ancora scelto. Probabilmente mi farò guidare dalla scintilla del momento, vedremo.
È arrivato il momento degli abbracci, per augurarci il bene e la capacità di riconoscerlo, per prometterci che ci impegneremo sempre a cercare la meraviglia anche nella giornata più grigia e per dirci che passerà.
Abbracciamoci assai in queste giornate di festa, ricarichiamoci dei sorrisi e del calore di chi amiamo.
Perché il 3 gennaio è dietro l’angolo e, se tutto va come deve andare, noi ci ritroviamo qua, con le carte dei regali ancora da mettere via, gli avanzi da smaltire in cucina e la voglia di cose belle per far continuare la festa.
Intanto, grazie per essere stati con me durante questi dodici mesi di pensieri sparsi, di riflessioni e piccoli racconti: mi avete regalato più di quanto possiate immaginare.
Ancora una volta e sempre, vi abbraccio assai!





