Bene assai
Chi ti conosce ti chiede "cosa c'è?", perché al solo guardarti sa già come stai.
Come stai?
Quando chiamiamo le famiglie in Italia va sempre tutto bene, bene assai.
Non ci sono dispiaceri, né piccoli inconvenienti, non esistono quelle cose insignificanti che hanno però il potere di rovinare una giornata. Non mi cade mai il caffè prima di versarlo nella tazzina, né mi cade mai un orecchino sotto al letto, nemmeno una volta mangio un’insalata veloce perché sono talmente di corsa tra lavatrici, scuola e vita che non riesco a scegliere cosa altro mangiare. Va sempre tutto bene, bene assai. Sia qua, sia laggiù.
E per fortuna, aggiungerei, no? Però, quanto è vera la risposta automatica che ci sorge dalle labbra?
[a volte, a pensarci a mente fredda, sembra uno di quei romanzi distopici dove una qualche entità mette tutto sospettamente a posto]
Bene.
Durante le vacanze natalizie in Italia, è un ping pong di “Come va? Come stai?” e il risponditore automatico ha registrato sempre la stessa risposta: bene! Perché non si ha voglia di parlare di quelle piccole cose da nulla che pure hanno il loro peso. Perché siamo sicuri che dall’altra parte non c’è abbastanza attenzione per ascoltare una risposta articolata. Perché, forse, nemmeno noi siamo interessati a fornire un pizzico di sincerità, nuda e cruda, che possa andare oltre la corazza della domanda di rito.
Come stai?
Eppure, io voglio crederci, che vada tutto bene, intendo. Voglio che sia l’assoluta verità che, quando chiamiamo le famiglie in Italia, sia tutto un susseguirsi di giorni di sole, di mattinate tra i profumi del mercato e di pomeriggi di serenità. Voglio che l’amico che ho incontrato per strada stia davvero bene, che non ci siano incertezze nella sua felicità. Voglio credere che niente possa disturbare l’imperturbabile calma di un cuore appaciato.
Perché se ti voglio bene assai voglio che vada tutto bene, assai. Voglio crederci.
[Curiosità: nella lingua napoletana, non esiste “ti amo”, ma si dice sempre “Te voglio bene assaje”.]
Bene.
L’anno appena iniziato vorrei che fosse caratterizzato dal bene, nel grande e nel piccolo che ognuno ha costruito. Fare bene e fare del bene. Voler bene e volersi bene. Sentirsi bene.
Così che, quando qualcuno risponderà alla nostra solita domanda, ci sia un universo di bene che si apre davvero al dischiudersi della parola.
Io, per esempio, immaginerò che la vostra vita sia una distesa di bene in tutte le sue molteplici forme. Quando ve lo dico io, allora, siate clementi: immaginatemi mentre respiro profondamente e guardo il bello e il buono di ogni piccolo inconveniente che pure può accadermi.
Concediamoci il bene reciproco, ne abbiamo sempre bisogno, non trovate?
È questo il mio augurio.
Libri assai.
Da qualche parte ho letto che, per iniziare l’anno senza pesi, dobbiamo smetterla di dire che dobbiamo assolutamente recuperare quel libro che hanno già letto tutti o quel film che è imprescindibile aver visto.
Non dobbiamo recuperare niente, perché niente è perduto.
Io l’ho sempre detto che i libri - ma anche i film, le serie - non hanno una data di scadenza e, anche se i social ci raccontano che dobbiamo correre dietro alle ultime novità, mi piace tantissimo leggere un libro anni dopo che è uscito (e che ne hanno parlato gli altri).
Dunque, visto che vi ho parlato di quelle “Piccole cose da nulla” che pure hanno un grande potere, lasciate che vi consigli il libro di Claire Keegan, edito da Einaudi, intitolato proprio così. Sono poco più di cento pagine, ma contengono una vastità di sentimenti.
L’anno nuovo porta con sé liste di letture di varia natura e lunghezza, ma io i primi giorni (leggi: settimane) non so mai decidermi. Così, per andare sul sicuro, sono tornata all’ultima serie firmata da Alessia Gazzola (edita Longanesi), quella dedicata a Miss Bee, ovvero Beatrice Bernabò, una ragazza italiana a Londra negli anni ‘20 del Novecento a seguito del padre professore universitario. Dopo aver letto “Miss Bee e il cadavere in biblioteca”, “Miss Bee e il principe d’inverno” e “Miss Bee e il fantasma dell’ambasciata”, ho iniziato il quarto volume uscito a fine novembre “Miss Bee e il giardino avvelenato” e le indagini amatoriali di Bee hanno tantissimi risvolti inaspettati e affascinanti.
E poi, mi piace sempre pensare che, tra le novità in arrivo in libreria, ci sarà il prossimo libro che amerò alla follia. Questo pensiero illumina di ottimismo anche il resto delle mie letture, credetemi.
Gennaio mi sembra sempre che debba durare cento giorni o più, e allora escogito nuovi modi per trovare momenti piacevoli nelle giornate, che sia il caffè del pomeriggio o impastare un dolce, ma poi mi accorgo che il tempo un po’ vola comunque e allora che sia, come deve essere.
Noi ci ritroviamo qui il 3 febbraio, con tutto il bene che ho per voi che mi leggete.
Vi abbraccio, assai!
[la frase di apertura è di Fabrizio Caramagna, tutte le foto sono in free use da Pexels]





Ti posso dire che questo numero mi ha pizzicato il cuore? Te lo dico.